Il 25 marzo non è solo la festa liturgica dell'Annunciazione...

Venerdì, 19 Marzo 2021

Carissimi 

Il 25 marzo non è solo la festa liturgica dell'Annunciazione ma è anche il giorno in cui Dante Alighieri ha cominciato il suo viaggio nell'aldilà. Dante a detta di critici è un uomo che ha avuto pesanti sbandate ideologiche, infatti tra le cose che dice nella Divida Commedia a proposito dei suoi soggiorni a Verona molte non tornano. Lui dice di essere sempre stato dalla parte del bene comune mentre gli altri erano tutti corrotti, in realtà non è sempre così. Il suo massimo lavoro, la Divina Commedia è un capolavoro della letteratura italiana e come tale va preso, non è importante che l'uomo che ci sta dietro abbia avuto le sue contraddizioni, questo uomo è un grande autore ma non un modello etico, a noi interessa Dante per quello che ha raccontato e come lo ha raccontato nel suo capolavoro. L'Italia del suo tempo era una società complessa, c'era la Chiesa, la gente si spostava, e le notizie circolavano molto più lentamente. Il Medio evo è stato un'epoca lunga è un secolo violento, ma la storiografia oggi è concorde nel dire che è stato un tempo molto interessante. In quel tempo sembrava che tutti fossero cristiani, convinti che la Provvidenza dirigesse le cose degli uomini ma erano anche convinti che il peccato toccava tutti, anche i Papi. Certamente Dante si sarà preso qualche rivincita scrivendo l'Inferno e mettendoci le persone che a lui non piacevano, così come nel Purgatorio e nel Paradiso ha fatto in modo di incontrare tanti amici. La Divina Commedia, presumibilmente, Dante la scrive quando è in esilio, se fosse rimasto a Fiorenze avrebbe avuto una famiglia, degli affari a cui badare, l'impegno politico da continuare, invece l'esilio è stato una tragedia personale che gli ha spezzato la vita e l'ha molto amareggiato e gli ha dato anche tanto tempo per scrivere. Il 25 marzo la nostra Italia celebra il giorno di Dante con diverse manifestazioni, noi facciamo risalire a Lui la nostra lingua: "l'Italiano". Dante era una persona che conosceva le Sacre Scritture, infatti il suo racconto è di uno  che conosce bene Dio e la storia degli uomini. Gli studi su Dante non sono fermi , alcuni lo vedono non solo come un grande poeta ma anche come un teologo. Era conoscitore e commentatore della Bibbia, alcune parole chiave della Divina Commedia sono ritrovabili anche in alcuni libri della Bibbia. Si dice che quando lui parla di selva oscura vuole rappresentare le difficoltà di approccio alla Bibbia e la possibilità di smarrirsi nella sua comprensione. Quella di Dante per alcuni è una teologia in poesia che si avvale delle fonti teologiche medioevali. Con la Divina Commedia egli sembra realizzare la sua missione: trasmettere agli uomini la rivelazione con un linguaggio, quello poetico, che è attraente e universale. Per Dante il Paradiso non è un luogo, né un cielo, è una condizione di partecipazione alla perfezione di Dio. Per lui essere in Paradiso significa vivere nella mente di Dio, dove ogni cosa è conosciuta nella maniera perfetta. In definitiva sembra che Dante ci inviti a vivere le virtù umane che diventano anche virtù cristiane.

 


don Luigi Caimi


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